Arte e scrittura
La scrittura è un crocevia. Disegno, pittura e scrittura si uniscono nel tratto. La calligrafia si colloca tra la forma del suo segno e il significato del suo insieme. È così che i più grandi pittori cinesi hanno assimilato il gesto della pittura e il gesto della scrittura.
Da alcune composizioni del Rinascimento italiano - come le annunciazioni del Beato Angelico in cui le parole si leggono in lettere d'oro - alle opere di artisti moderni o contemporanei, la scrittura assume regolarmente una dimensione pittorica. Sia in obbedienza a convenzioni linguistiche consolidate, sia come eco puramente formale della calligrafia, la forma scritta diventa parte del soggetto del dipinto.
Le tele di Hans Hartung, Cy Twombly e Fabienne Verdier, per quanto diverse, hanno tutte un elemento in comune: l'atto di scrivere. Qualunque sia il linguaggio di riferimento, la lettera, da sola o in combinazione, partecipa alla composizione come motivo a sé stante. Oggi la street art è il culmine di questo incontro tra la parola pittorica e quella scritta: la lettera è il motivo e viceversa. La distorsione di alcuni caratteri familiari può richiedere allo spettatore di fermarsi a contemplare.
I segni della vita sono creati per Henri Michaux: "Chi non ha voluto afferrare di più, afferrare meglio, afferrare diversamente, gli esseri e le cose, non con le parole, né con i fonemi, né con le onomatopee, ma con i segni grafici? Chi non ha desiderato un giorno fare un alfabeto, un bestiario, e persino un intero vocabolario, dal quale il verbale sarebbe stato escluso?"[1].
Rapido o diligente, riflessivo o spontaneo, il gesto segna la scrittura. Le sue tracce finiscono per diventare parte del suo significato, sembra. L'eco del gesto abita la lettera, così come il significato infonde la parola o il motivo modella il quadro.
Mahault de Raymond-Cahuzac